Dieci buoni motivi per cancellare subito i tuoi account social (o almeno diventare utenti consapevoli)

Quando è stato lanciato Facebook, le persone venivano da me e mi dicevano che non erano tipi da social media. Io rispondevo: ’Lo diventerete’ […] Non so se capivo davvero le conseguenze di ciò che dicevo, per via degli effetti involontari di un network che raggiunge due miliardi di persone… Cambia letteralmente il tuo rapporto con la società, con gli altri […] Dio solo sa cosa farà al cervello dei nostri figli.
Sean Parker, fondatore di Napster e primo presidente di Facebook, in un discorso al National Constitution Center di Philadelphia nel 2017.

Nel giugno di quest’anno è uscito in Italia, edito dal Saggiatore, un breve saggio di Jaron Lanier (https://it.wikipedia.org/wiki/Jaron_Lanier), dal titolo decisamente esplicito: “Dieci ragioni per cancellare subito i tuoi account social” (https://www.ilsaggiatore.com/libro/dieci-ragioni-per-cancellare-subito-i-tuoi-account-social/).
Lanier è – anche – un informatico. Uno di quegli informatici che vive e lavora proprio nel cuore del sistema di cui parla. Uno che ha lavorato, e lavora, per Google, Linkedin, Microsoft, che è riconosciuto come uno dei pionieri della VR, la realtà virtuale. Questo saggio esce dopo altre due sue opere, “La dignità ai tempi di internet” – in cui affronta i temi della disoccupazione provocata dalla diffusione di Internet – e “Tu non sei un gadget” critica alla fede ottimistica nell’intelligenza collettiva delle folle che agiscono in rete.
A differenza di molti esperti dell’ultima ora l’autore sa bene di cosa parla. Non è un nostalgico dei “bei vecchi tempi” e nemmeno un luddista, non vuole “distruggere le macchine”. La sua critica al modello di business (I social media non vogliono che tu abbia una dignità economica) e di società che questa “algoritmocrazia” sta imponendo a buona parte dell’umanità ha radici solide e le sue argomentazioni meritano di essere approfondite e discusse.

Dieci ragioni per cancellare subito i tuoi account social” è, più che un saggio, un vero e proprio “pamphlet”. Nella miglior tradizione di questo genere letterario Lanier non usa mezzi termini e ci “va giù duro”. Basta elencare i dieci buoni motivi per rendersene conto:

  1. Stai perdendo la libertà di scelta;
  2. Abbandonare i social media è il modo più mirato per resistere alla follia dei nostri tempi;
  3. I social media ti stanno facendo diventare uno stronzo;
  4. I social media stanno minando la verità;
  5. I social media tolgono significato a quello che dici;
  6. I social media stanno distruggendo la tua capacità di provare empatia;
  7. I social media ti rendono infelice;
  8. I social media non vogliono che tu abbia una dignità economica;
  9. I social media stanno rendendo la politica impossibile;
  10. I social media (ti) odiano (nel profondo del)l’anima.

Il meccanismo descritto da Lanier è crudele. L’algoritmo è il padrone. Gli utenti social i cagnolini ammaestrati che regalano aspettative, sentimenti, preferenze o idiosincrasie in cambio di contenuti accuratamente scelti tra quelli vicini alle proprie aspettative e alla propria visione della vita.
Lanier chiama tutto questo “BUMMER“, acronimo di Behaviours of Users Modified, and Made into an Empire for Rent, ovvero “il comportamento degli utenti, modificato e trasformato in un impero in affitto”, tradotto nella versione italiana in FREGATURA (“Fornire ai Re dell’Economia Globale Annunci che Trasformano gli Utenti Ridotti in Algoritmi”).

BUMMER non permette di scegliere tra più possibilità nettamente differenti, come nella vita reale. Presenta solo scelte in cui tutto è stato “tagliato e cucito su misura” con l’effetto, subdolo quanto pericoloso, di perdere un po’ alla volta e senza accorgersene ogni libertà di scelta, in un “sistema di gratificazione a breve termine di like e di feedback, guidato dalla dopamina, che sta distruggendo il modo normale in cui la società funziona” (La definizione è di Chamath Palihapitiya, ex vicepresidente di Facebook. Intervista alla Business School di Stanford, 2017).

Vale la pena di leggere questo testo. Nonostante quanto possa evocare la sintesi di questo post non vi è alcun tono apocalittico. Lanier non invoca crociate contro Facebook o Twitter o Google. Punta piuttosto a risvegliare la consapevolezza su cosa stiamo usando e soprattutto su come e quanto siamo usati quando ci colleghiamo a un account social.

Perché il mondo si divide fra cani e gatti – dice l’autore in una spiritosa introduzione – tra chi è obbediente e chi è autonomo: “Questo libro spiega come diventare gatti. Come restare autonomi in un mondo in cui siamo costantemente sorvegliati e sollecitati da algoritmi gestiti dalle più ricche corporation della storia, la cui unica fonte di guadagno consiste nel farsi pagare per manipolare il nostro comportamento“.

Fabio Bosso
Nea Mesa Comunicazione

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