La deriva dell’Inbound Marketing verso la comunicazione “urlata”

VOTANTONIOVOTANTONIOQuello che vedo da qualche tempo quando apro un social network o una testata giornalistica on line è un magma informe di messaggi promozionali che cercano disperatamente di attirare la mia attenzione: video con audio a tutto volume, scritte lampeggianti, immagini che si sovrappongono a quello che sto cercando di leggere, test di ogni sorta e inviti a diventare più ricca più bella e più furba con un semplice click.
Tutto questo, lungi dall’attirare la mia attenzione, mi provoca un gran senso di fastidio e confusione, un po’ come se mi trovassi al centro di una piazza gremita in cui tutti stanno gridando qualcosa.
Siamo proprio sicuri che questo tipo di comunicazione, che io definisco “urlata” ottenga risultati positivi? Se fossimo fisicamente in una piazza stracolma di venditori che gridano come ossessi ci verrebbe voglia di avvicinarci a uno di loro per comprare qualcosa?

L’altro aspetto che mi colpisce è il tono con cui questi messaggi vengono urlati: violento, aggressivo, perentorio.
Frasi come “AGGUANTA I TUOI CLIENTI”, “NON LASCIARTI SCAPPARE NESSUNA VENDITA”, “IMPARA A DIVENTARE UN VINCENTE E A NON SOCCOMBERE” sortiscono davvero l’effetto sperato?
Se qualcuno vi si rivolgesse in questo modo mentre camminate per strada come reagireste?
Io francamente mi innervosirei non poco e questo accade perché da sempre l’aggressività genera in risposta aggressività nel mondo reale così come in quello virtuale.

È vero che purtroppo gli internauti hanno perso l’abitudine a leggere, o se leggono difficilmente capiscono quello che hanno letto, ma io non credo che gridare sempre più forte sia una soluzione efficace.
È vero anche che la rete e i social network da luoghi di libertà e di scambio sembrano diventati arene per gladiatori da tastiera in cui scambiarsi insulti e sfogare le proprie frustrazioni protetti dall’anonimato e con i piedi al caldo.
E quindi cosa fa la comunicazione? Grida più forte frasi ancora più violente per farsi sentire?

I social network sono il terreno privilegiato per l’Inbound Marketing, ovvero per quel tipo di comunicazione che si prefigge l’obiettivo di attrarre potenziali clienti senza interrompere la loro attività, ma suscitando in loro un interesse spontaneo verso i prodotti e i servizi di un’azienda grazie alla creazione di contenuti di qualità in linea con i loro interessi.
È chiaro dunque che gridare “EHI TU NON FARE LO SCEMO CLICCA QUI” non è in linea con la metodologia dell’Inbound Marketing, anzi credo che questo “Shouted Marketing”, passatemi il neologismo, ne rappresenti una pessima deriva.
Si è persa la cura per il contenuto, vero fulcro dell’Inbound Marketing, in favore di una forma che cerca di essere attrattiva in maniera gratuitamente aggressiva.

A questo punto viene da chiedersi se sia nato prima l’uovo o la gallina ovvero se la comunicazione urlata sia una conseguenza del clima di aggressività che si respira in rete o se non se sia in qualche modo una concausa.
Se io fossi uno di quelli che fanno “Shouted marketing” urlerei qualcosa tipo “SCOPRI TUTTI I SEGRETI DEL MARKETING E DIVENTA RICCO”, invece, per fortuna mia e vostra, preferisco lasciare l’interrogativo in sospeso chiedendovi di pensarci e di condividere i vostri pensieri nei commenti.
Se vi va, ovviamente ;).

Fiorella Sina
Nea Mesa Comunicazione

2 pensieri su “La deriva dell’Inbound Marketing verso la comunicazione “urlata”

  1. Il marketing imho è il male, e esiste perchè esiste il mercato. E l’economia di mercato non è, a differenza di quanto sembra pensare la stragrande maggioranza della gente, qualcosa di ineludibile come il vento, la pioggia, l’alba o il tramonto… L’economia di mercato (che ha plasmato e plasmerà le nostre società molto più della politica, dell’ideologia e della religione) ha ampiamente fallito nel garantire che per tutti gli abitanti di questo pianeta il concetto di dignità umana sia il medesimo. Dopodichè vale il vecchio adagio sulla bicicletta e sul pedalare (temo di essere finito OT).

    • Ma non funzionava meglio la comunicazione promozionale quando almeno si fingeva un minimo di gentilezza?
      Il male non era più sopportabile e anche più efficace travestito da bello?
      Cioè la bellezza e la cortesia non vendono più mentre urla e strepiti vendono?
      A me piacerebbe, sarà un po’ utopistico ma tant’è, che almeno su internet si facesse un passo indietro, che si recuperassero la condivisione, lo scambio, la relazione.
      Quando abbiamo iniziato noi si faceva un gran parlare di “netiquette” ora mi sento un dinosauro solo a tirare fuori il termine.

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