6 buoni motivi per NON lavorare gratis

6 buoni motivi per non lavorare gratis“Il budget è 0 per via della crisi, ma questo progetto ti darà tantissima visibilità”
”Collaborando con il nostro team potrai acquisire nuove competenze da rivendere”
“Là fuori ci sono decine di persone disposte a farlo gratis, perché dovrei pagare te?”
“Dai siamo amici, che ti costa?”
“Questo è un progetto condiviso, aperto, collaborativo, al momento non ci sono soldi ma con il tempo…”

Alzi il mouse chi non si è sentito dire una di queste frasi almeno una volta!

Ebbene noi abbiamo deciso di non lavorare gratis in nessun caso e in questo post mi soffermerò sulle ragioni per cui lavorare gratis è, nel 99% dei casi, controproducente.

  1. La formazione è un investimento: gli anni di studio, i diplomi, le lauree, i corsi di specializzazione e tutto quello che ha contribuito alla formazione di un professionista hanno avuto un costo non indifferente, pertanto è più che logico aspettarsi un ritorno economico. È vero che un neo-qualcosa appena arrivato in azienda manca di esperienza sul campo, ma è altrettanto vero che porta con sé conoscenze fresche ed entusiasmo che possono rivelarsi un valore aggiunto che è giusto riconoscere anche economicamente.
  2. La professionalità è un valore: svendere la propria professionalità significa negarne implicitamente l’oggettivo valore e quale cliente sarebbe disposto a pagare per qualcosa che dichiaratamente non ha valore? Far comprendere al potenziale cliente il valore reale della propria competenza professionale non è cosa facile, ma accettare di lavorare gratis o per un corrispettivo troppo basso non contribuisce certo ad affermare la propria professionalità, anzi la sminuisce del tutto e mina nel contempo anche la professionalità degli altri mantenendo in vita un circolo vizioso che va a discapito di intere categorie lavorative.
  3. Il tempo è denaro: dedicare il proprio tempo a un lavoro che non porterà a nulla significa anche togliere tempo e quindi risorse a potenziali lavori remunerativi o ad attività più gratificanti. Perché dunque regalare un bene prezioso come il tempo a chi dal nostro tempo trae guadagno senza dare nulla in cambio?
    Se il tempo è denaro attenzione a non farselo rubare.
  4. Le spese da pagare: oltre al costo dell’investimento formativo già citato, ogni professionista sostiene dei costi per portare avanti la propria attività: tasse, affitto uffici, utenze, materiali, apparecchiature, software, consulenze sono solo alcune delle spese a cui chi lavora deve fare fronte, pertanto, un lavoro fatto gratis non è soltanto un mancato guadagno ma rappresenta anche una perdita (di denaro oltre che di tempo ed energie). Le aziende e i professionisti che lavorano gratis o a costi bassissimi pur di accaparrarsi il cliente rischiano di trovarsi in breve tempo con i conti in rosso e sperare che il cliente, che fino a quel momento ha avuto tutto pagando poco o nulla, sia disposto finalmente a spendere, è pura utopia.
  5. Problemi fiscali: fornire servizi gratuiti può far scattare il rischio di accertamenti fiscali per omessa fatturazione, dal momento che la gratuità delle prestazioni professionali al di fuori di ristretti vincoli di parentela non è considerata verosimile in quanto palesemente antieconomica.
    Cornuti e mazziati insomma.
  6. Una cosa che costa 0 vale 0: purtroppo non tutti sono in grado di cogliere il valore intrinseco di un prodotto o di una prestazione professionale e il più delle volte è proprio il prezzo a trasferire questo valore.
    Si pensi ad esempio a quanto può arrivare a costare una t-shirt bianca semplice in cotone se “insignita” di qualche firma prestigiosa della moda, ma c’è di più: l’acquirente non solo è disposto a pagare un prezzo spropositatamente alto rispetto al prodotto, ma nella sua testa quella t-shirt bianca diventa un oggetto davvero prezioso da sfoggiare.
    Va da sé che nella testa dell’acquirente/cliente medio un lavoro ottenuto senza sborsare il picco di un quattrino non possiede lo stesso fascino del lusso della t-shirt griffata e non ne sarà mai soddisfatto al 100%.

In conclusione
Un congruo compenso per una prestazione professionale è la base di ogni rapporto di lavoro serio e proficuo, essere adeguatamente retribuiti contribuisce inoltre alla migliore riuscita del lavoro con maggiore soddisfazione sia del professionista sia del cliente, infine chi propone di lavorare gratis o per un compenso misero è rispettoso verso tutti i lavoratori tanto quanto il grande Alberto Sordi in questa scena dei I Vitelloni (di Federico Fellini, 1953):

Fiorella Sina
Nea Mesa Comunicazione

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