Non abbandonate le inserzioni sui social (e nemmeno gli animali)

Non abbandonare i postCapita spesso scorrendo la home page di Facebook di imbattersi in qualche post consigliato, ovvero post a pagamento che le aziende sponsorizzano per ottenere nuovi like alle loro pagine, far conoscere i prodotti, espandere il bacino dei potenziali clienti interessati ai servizi offerti.
I social network offrono la possibilità preziosa di rivolgere la propria inserzione a un target profilato e di misurarne gli effetti, hanno però un’ulteriore caratteristica che non va assolutamente sottovalutata: l’interazione.
Gli utenti di Facebook infatti non solo leggono l’inserzione ma possono anche commentarla, condividerla sul loro diario (o sul diario di un amico) o nasconderla. Cosa succede se una campagna “post consigliato” viene pubblicata e subito abbandonata senza nessun controllo da parte dell’azienda che l’ha lanciata?

Quello che vi propongo è un breve resoconto dei commenti a un’inserzione che per un paio di settimane è comparsa tutte le mattine sulla mia home page di Facebook, commenti ai quali l’azienda non ha mai risposto.

Post consigliato FacebookPremesse: ho oscurato con il colore blu tutti i dati che possano far risalire all’azienda e ai commentatori (che ho numerato per comodità), ho guardato anche altri post consigliati e tutti avevano commenti negativi o non pertinenti, ma negli altri casi l’azienda titolare della campagna si era sempre premurata – chi più e chi meno – di rispondere smorzandone così gli effetti negativi.
Alcuni utenti e relativi commenti sono stati nascosti e oscurati con il colore grigio: si tratta di commenti di poca rilevanza (cuoricini, faccine, etc.) o del tutto estranei all’inserzione, molto diffusa infatti la scorretta pratica di utilizzare i commenti di un post sponsorizzato per promuovere invece un proprio servizio anche se totalmente estraneo all’argomento dell’inserzione sfruttata.

Fatte le dovute premesse, vediamo nel dettaglio i commenti:

Utente 1 primo commento negativo “Non mi piace, prima ti registri e poi conosci le condizioni d’uso? Non se ne parla proprio” e subito l’azienda, tacciata di poca trasparenza, perde un’occasione importante per chiarire invece i dubbi espressi e ribaltare la situazione a suo favore.

Utente 2 questa volta la critica è rivolta al risultato dell’operazione “definirlo sito mi sembra inappropriato…” e l’azienda non interviene in difesa del prodotto che sta pubblicizzando.

Utenti 3 e 4 esprimono sostanzialmente dubbi: il primo si chiede se sia veramente gratis, il secondo se la realizzazione del sito sia difficoltosa, meriterebbero una risposta dell’azienda che li invogliasse ad approfondire la conoscenza del prodotto, ma questo non accade.

Utente 5 risponde al posto dell’azienda alle domande dei due utenti precedenti e fa presente che per realizzare un vero sito sia necessario programmare o usare un CMS [che cos’è un CMS?], che il prodotto in questione può andare bene al massimo per “due o tre paginette per una piccola pubblicità”, segnala inoltre la mancanza totale del discorso di indicizzazione (da parte dei motori di ricerca). Il tutto avviene nel silenzio più totale da parte dell’azienda che lascia che sia un utente a descrivere – con parametri non proprio favorevoli – ad altri il prodotto.

Utenti 6 e 7 chiamano in causa l’utente 8 chiedendogli se il prodotto funziona. L’azienda nuovamente non raccoglie la richiesta di informazioni e lascia che sia nuovamente un utente a fornire le risposte richieste.

Utente 8 risponde ai due commentatori precedenti suggerendo di provare e aggiunge un sibillino “ma leggi bene l’utilizzo che il sito può fare delle foto pubblicate”. Forse a questo punto l’azienda potrebbe approfittare della facilità di contatto offerta da Facebook per chiarire rapidamente la questione copyright dei materiali, invece tace.

Utente 9 si collega prontamente alle domande poste dagli utenti 6 e 7 incitandoli a non lasciarsi “intortare” da “siti di pessima qualità” e propone un suo servizio professionale. Anche qui l’azienda perde una buona occasione per intervenire lasciando che un utente non solo parli male del servizio pubblicizzato ma utilizzi lo spazio da lei sponsorizzato per pubblicizzare un suo servizio.

Utente 10 anche questo utente risponde a 6 e 7 dicendo che il servizio non solo non è gratis e lo definisce “un solone”. L’azienda tace.

Utente 11 preoccupatissimo, scrivendo tutto in lettere maiuscolo che on line equivale e urlare, esprime tutta la sua diffidenza dubitando che il servizio sia gratis “perché entrando parlano già di pacchetti!”. L’azienda potrebbe approfittare del dubbio espresso dall’utente per chiarire le condizioni d’uso del servizio invece non interviene lasciando il dubbio in sospeso.

Utente 12 consiglia un altro software, molto noto, per realizzare un sito web e suggerisce anche un articolo in merito scritto in un suo blog. Di nuovo viene sfruttato uno spazio pagato da un’azienda per far conoscere invece un altro prodotto e un blog esterno.

Utenti 13, 14 15 16 e 17 anche questi utenti non sono convinti che il servizio sia gratis, parlano di banner pubblicitari esterni, si chiedono se il copyright delle foto sia protetto e non ricevono nessuna risposta dall’azienda che lascia accumulare domande e perplessità.

Utente 18 segnala una cosa piuttosto grave, ovvero l’impossibilità di trasportare il sito verso altre piattaforme una volta realizzato. E l’azienda non smentisce né conferma.

Utente 19 è l’unico che non parla male del servizio, anzi dice di essere riuscito nell’intento di realizzare il proprio sito web… peccato che dalle sue parole si evinca che non è stato affatto facile e anche in questo caso l’assenza dell’azienda peggiora le cose.

Dopo aver letto questi commenti provereste questo prodotto/servizio?
Che idea vi siete fatti di un’azienda che investe del denaro in una campagna pubblicitaria su  un social network e poi non interviene per gestirla né per rispondere agli utenti?

Una campagna di comunicazione su un social network – e il discorso si può estendere anche a un sito internet con finalità promozionali – non deve mai prescindere dall’aspetto appunto social, che, se sfruttato bene, offre la preziosa possibilità di aprire un dialogo in tempo reale con i propri clienti, potenziali o consolidati che siano, mentre se trascurata o peggio abbandonata a se stessa trasmette un’immagine negativa dell’azienda e del prodotto.

Fiorella Sina
Nea Mesa Comunicazione 

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